Redazionale

Qualcuno ci vuole bene.

Nell’aprile del ’77 ebbi il piacere in quel di Vicenza di essere, in verità molto educatamente, avvicinato dal Vice Capo della Squadra Mobile, Maresciallo La Rosa.

Motivo del colloquio prima, e dell’invito a presentarmi presso il locale comando, poi?

A qualcuno (leggi a una persona che conta oppure a una persona che aveva conquistato il diritto ad essere ritenuta per bene, oppure a un cittadino al di sopra di ogni sospetto) era balenata l’idea che la C.I.D.M.E.P.A. – ITALIA fosse una organizzazione poco chiara in quanto non accettava come pagamenti i versamenti effettuati a mezzo rimessa bancaria.

Voi che avete già frequentato i nostri seminar sapete che i pagamenti effettuati in quel modo ci creerebbero dei problemi contabili e fiscali in quanto, se una persona non intende proseguire il corso, il venerdì, riceve di ritorno immediatamente la cifra versata.

Quella “brava persona” invece decise di vederci chiaro e chiese l’apertura di una “inchiesta”.

Ebbi la fortuna (tra virgolette) di incappare in un maresciallo che la svolse in modo veramente approfondito e aperto; con santissima pazienza si lesse i testi di insegnamento e in brevissimo tempo raccolse pareri e testimonianze.

Gli venne consegnata copia dell’iscrizione alla Camera di Commercio e copia dello Statuto omologato dal Tribunale di Bergamo e il tutto, come era logico e giusto, fini di esistere come problema.

A distanza di cinque mesi ci risiamo. Questa volta a Mestre.

Durante un corso Studenti abbiarno avuto modo di far capire a una ragazza che il suo modo di comportarsi, a nostro parere, non era dei più ragionevoli e sociali. L’abbiamo invitata a darsi una regolata, ecc. ecc. e a farsi un corretto esame di coscienza.

Le solite cose e i soliti argomenti che riguardano il nostro tentativo di riproporre principi e modi di vivere ormai considerati da buttare: lealtà, coraggio, integrità, amore, ecc. ecc. Crisi della ragazza e pianto salutare.

Ma la cara mamma della suddetta che non ha mai visto piangere la piccolina, ci resta un po’ di carta igienica. “Chi sono, pensa, quei cattivoni che fanno piangere la mia piccola fustina? chiariamolo in Questura!”

Ri-inchiesta. Cortese, gentile, discreta, ma ri-inchiesta.

Al che mi incavolo e, al di là delle accettate norme di procedura, chiedo ai solerti funzionari preposti all’ordine pubblico: “Ma proprio non avete altre gatte da pelare?”.

Gentilissimi signori, guardate che noi crediamo in uno stato di diritto e che siamo noi che vi chiediamo di difenderci dai disordini, dalle violenze, dai furti, dalle bombe che nel maggio del corrente anno ci hanno buttato nella sala riunioni della nostra sede legale.

Noi non siamo, per il momento, d’accordo con quegli intellettuali francesi che affermano esistere in Italia un drastico regime di repressione.

A volte per paura di uscire dai limiti delle leggi che bene o male ci regolano, ci spremiamo il cervello fino a farne uscire quel poco di succo di rapa che ancora con, tiene.

D’altra parte è il massimo che possiamo pretendere dai nostri specialisti come il dott. Tullio Lombardi (Psicosociologo), al dott. Franco Piva (Psicologo), al dott. Bruna Candida Lorenzoni (Psicologa), al dott. Giulio Molteni (Ingegnere), al dott. Augusto Caggiano (Magistrato), al Marcello Bonazzola (Artigiano della Mente e titolare del Metodo di Dinamica Mentale, a detta di qualche giornalista male informato, studioso di problemi relativi alla Dinamica comportamentale) anche se in occasione delle Lauree presentate c/o la Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova che avevano addentellati con la materia che noi insegniamo, l’unico relatore esterno accettabile (perché l’unico competente in materia) è stato uno dei nostri (leggi dott. Lombardi).

Ma come sapete, amici carissimi, l’Italia può anche essere un Paese in cui la televisione può far di un fuorilegge un eroe, in cui grosse organizzazioni internazionali possono promettere ai “fedeli” l’invisibilità e la capacità di levitare, parlamentari di moda possono aiutare a creare disordini e se capitano disgrazie mortali, in cui chi ruba due chili di patate fa due anni di galera e grossi personaggi vanno in Libano o New York o Ginevra o hanno liquidazioni d’oro.

Siamo amici di medici, neurologi, psicologi, sacerdoti, industriali, studenti, operai, contadini, casalinghe, fiori,piante, sassi e animali.

Siamo nemici giurati di ignoranti, presuntuosi e perbenisti. Ergo siamo sospetti.

Non abbiamo alle spalle editori o gruppi politici. Ergo siamo pericolosi.

Facciamo solo l’interesse delle persone che vogliono imparare a pensare con la propria mente. Ergo siamo per lo meno anormali.

Non accettiamo il concetto: “Lascia ignorante il popolo che ti sarà fedele”. Ri-ergo siamo anarchici.

Siamo assertori del valore maggiore del fatto sull’opinione. “Al rogo gli eretici!”

Accidentaccio schifo, ma si può sapere cosa ci vuole d’altro per lavorare in pace?

Non ho l’ingenuità di pretendere una risposta non demagogica. Ma questi due fatti (del cavolo se volete) mi hanno fatto venire un’idea che sottopongo all’attenzione dei 52 lettori amici; l’articolo 18 della Costituzione Italiana dice: “Tutti i Cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente senza autorizzazione per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”.

E allora, dico io, facciamola questa associazione (potremo chiamarla Associazione Mente Amica), la faremo diventare grossa, tanto grossa da essere una forza; allora forse ci lasceranno in pace.

Senza rancore, se voi state bene io sto bene.

Ma. Bo.

P.S. Con buona pace del barbuto quasi neurologo di Padova, di austriaca discendenza

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