Dimostrata scientificamente la validità della tecnica del rilassamento profondo

Un fisiologo che si accosta alle tecniche della Dinamica Mentale per la prima volta, incontra molte difficoltà ad accettare, senza ragionevoli dubbi, il concetto che afferma che il nostro cervello viene posto nelle condizioni migliori di funzionalità proprio mediante la tecnica del rilassamento profondo.

Egli, infatti, è abituato a pensare che le condizioni ottimali del ragionamento logico, dell’apprendimento, della concentrazione dovrebbero essere le situazioni opposte, e cioè quelle che si verificano mentre tutti i sensi e tutte le altre facoltà sono tese nel massimo sforzo e nel pieno stato di «all’erta».

Proprio la scienza cui si è dedicato lo induce a pensare in questo modo.

Egli sa, infatti, che l’apprendimento, il ragionamento logico, la concentrazione non possono avvenire se non con migliaia e migliaia di collegamenti tra i vari neuroni. Ma ciò vuol dire ancor maggior attività e maggior lavoro di tutta la corteccia cerebrale interessata in quel processo.

Perché avvenga un collegamento tra un neurone e l’altro è, infatti, necessario che un neurone sia eccitato e che trasporti l’impulso ad un altro neurone. Ora, l’eccitazione ed il trasporto dell’impulso e la successiva fase di ripristino della condizione precedente richiede un notevole dispendio di energia.

Tale energia è, in ultima analisi, fornita dalla ossidazione del glucosio. Ma fornire energia equivale produrre lavoro.

Come può accordarsi questo aumento di lavoro con lo stato di riposo che si tende ad indurre in tutto il corpo (e, quindi anche nel cervello) mediante la tecnica del rilassamento totale?

Durante il rilassamento totale, infatti, le varie aree cerebrali vengono via, via escluse e messe a riposo. Con la chiusura degli occhi viene, innanzitutto, messa a riposo l’area visiva primaria e l’area di associazione visiva.

L’inibizione volontaria della trasmissione delle varie sensazioni mette a riposo la corteccia somatosensoriale (primaria e di associazione); il rilassamento progressivo di tutti i muscoli mette a riposo la corteccia motoria (ivi comprese la corteccia premotoria e l’area motoria supplementare).

Con lo stesso meccanismo vengono messe a riposo tutte le altre aree: l’area olfattoria, l’area di Broca per il linguaggio, ecc.

A questo punto si dovrebbe avere un riposo totale dell’organo-cervello e quindi, se non il sonno, un ottundimento delle facoltà del cervello stesso.

Come si può spiegare questa apparente contraddizione?

Finora lo studio della localizzazione delle funzioni nel cervello umano avveniva secondo due metodi principali: il metodo anatomo-autoptico ed il metodo della elettrostimolazione.

Il metodo anatomo-autoptico risale alla localizzazione della funzione o seguendo anatomicamente le fibre nervose dall’organo periferico alla corteccia (Es.: da occhio all’area visiva) o controllando autopticamente le aree corticali deteriorate in soggetti che in vita presentavano insufficienze neurologiche e mentali.

Il metodo della elettrostimolazione consiste nello studiare la corteccia cerebrale infiggendo in essa dei microelettrodi e stimolandola (durante interventi chirurgici sul cervello).

Negli ultimi anni, però, si è andata sviluppando una nuova tecnica atta allo studio delle localizzazioni cerebrali basata sull’impiego di un isotopo radioattivo del gas inerte Xenon. (Xenon 133).

Con questa tecnica i professori Lassen, Ingvar e Skinhoj dell’Università di Copenaghen, iniettando questo gas radioattivo nella carotide di 500 pazienti che dovevano essere sottoposti ad arteriografia, hanno potuto dimostrare, mediante l’uso di un rilevatore di raggi gamma e di un calcolatore, le aree cerebrali interessate in particolari condizioni.

Il metodo si basa sui seguenti principi:

a) Il lavoro di un tessuto (e quindi anche quello cerebrale) può essere continuato solo se gli viene fornito ossigeno e glucosio (ATP ADP + + energia. ADP +02 + glucosio ATP)

b) L’aumento della richiesta di ossigeno e di glucosio viene soddisfatto da un aumento di flusso sanguigno.

Basta, quindi, poter misurare le variazioni di flusso ematico per misurare le variazioni del lavoro nel tessuto in esame: maggiore flusso sanguigno-maggior lavoro espletato.

Iniettando lo Xenon radioattivo, gli autori potevano, mediante gli apparecchi suindicati, misurare l’aumento del flusso sanguigno nelle varie aree del cervello. Con un’ulteriore elaborazione essi hanno potuto ottenere la dimostrazione grafica di tali variazioni di flusso.

Ai nostri fini è particolarmente interessante la mappa del flusso cerebrale che essi hanno ottenuto in pazienti a riposo.

Tali pazienti venivano posti in posizione supina e comoda, in ambiente silenzioso e venivano invitati a chiudere gli occhi ma a rimanere svegli: le condizioni che si raggiungono grosso modo durante il rilassamento totale.

Il tracciato che si ottiene in queste condizioni dimostra che il flusso ematico della parte frontale del cervello è di circa il 50% maggiore di quello delle altre parti in quel momento.

È evidente, perciò, che tutta la attività del cervello, in quel momento, è tutta concentrata nella regione frontale e prefrontale e che questo lavoro è svolto anche nelle condizioni ottimali poiché tutte le altre zone del cervello sono in istato di riposo.

Ma la regione frontale e prefrontale è deputata alla «programmazione del comportamento nel suo senso più ampio»: si può concludere, pertanto, che le tecniche tendenti alla focalizzazione della mente basate sul rilassamento totale (ed in particolar modo le tecniche di Dinamica Mentale), portano ad un tipo di lavoro cerebrale in cui la mente stessa «è focalizzata su pensieri più profondi, in particolare su riflessioni riguardanti la propria situazione personale e le sue relazioni con eventi passati e probabili eventi futuri».

Anche i dubbi del fisiologo sono, cosi, dissipati.

Durante il rilassamento profondo, infatti, vi è, si, la messa a riposo di gran parte del cervello, ma solo di quella che non serve, o addirittura, turba la concentrazione ed il ragionamento logico. Il lobo frontale, invece, è addirittura iperirrorato ed ha perciò maggiore possibilità di lavoro sia perché ha maggiore disponibilità di ossigeno e glucosio, sia perché non è distratto dalle attività di altre zone corticali.

Il tracciato allo stato di riposo dell’attività della cellula nervosa degli emisferi destro e sinistro della corteccia cerebrale normale, è stato rivelato misurando il flusso ematico regionale, che è strettamente associato al tasso metabolico e quindi all’attività funzionale. Le figure sono state realizzate da un calcolatore sulla base di dati ottenuti individuando il passaggio dell’isotopo radioattivo xeno 133 attraverso la corteccia.

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Ciascun pixel, o elemento di immagine, rappresenta un centimetro quadrato di corteccia. In base alla scala cromatica, il tasso medio di flusso è verde, i tassi fino al 20 per cento inferiori alla media sono azzurro sfumato e i fino al 20 per cento superiori sono rosso sfumati. Le immagini mostrano con chiarezza che anche nello stato di riposo le aree frontali sono molto più attive di altre zone della corteccia.

La percezione sensoriale modifica il tracciato del flusso ematico della corteccia, permettendo di individuare la localizzazione di aree che mediano l’elaborazione delle informazioni sensoriali. In queste immagini compaiono solo gli scostamenti del tasso di flusso rispetto allo stato di riposo.

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A sinistra il soggetto seguiva con gli occhi un oggetto in movimento; la corteccia di associazione visiva è attiva, così come i campi visivi frontali e l’area motoria supplementare nella parte superiore del lobo frontale.

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A destra il medesimo soggetto ascoltava alcune parole; la corteccia uditiva del lobo temporale è attiva, come l’adiacente area di Wernicke, che media la comprensione del linguaggio.

Il movimento volontario attiva parti differenti della corteccia centrale in rapporto alla zona del corpo interessata.

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Nell’indagine di sinistra il soggetto muoveva le dita della mano dalla parte del corpo opposta a quella dell’emisfero esaminato; l’area corrispondente alla mano e alle dita della corteccia centrale e l’area motoria supplementare sono attive.

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Nell’indagine illustrata a destra venne chiesto al soggetto di muovere la bocca contando ripetutamente fino a venti: l’area motoria della bocca, l’area motoria supplementare e la corteccia uditiva appaiono attive.

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Il «discorso interno» eseguito sotto forma di un conteggio mentale ripetuto da 1 a 20 attiva le regioni frontali, soprattutto l’area motoria supplementare. Questo tipo di discorso pensato non attiva in modo misurabile le aree normalmente coinvolte nel discorso quali le aree di Broca e di Wernicke. L’immagine rappresenta quindi la localizzazione di un evento puramente mentale.

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L’attivazione complessiva del cervello è osservabile quando il soggetto è intensamente o emotivamente impegnato nella esecuzione di un compito. In alto si ha un’immagine dell’emisfero sinistro di un uomo anziano; il tasso medio di flusso sanguigno globale, equivalente a 33 millilitri per 100 grammi di tessuto cerebrale Pér minuto, è basso.

Durante la realizzazione dell’immagine in basso al soggetto fu ordinato mediante comando verbale di eseguire movimenti di presa con la mano destra. Il tasso di flusso medio aumentò fino a 48 millilitri per 100 grammi per minuto.

mente amica corteccia cerebrale
mente amica corteccia cerebrale

La mappa funzionale della corteccia cerebrale umana è stata ottenuta con metodiche diverse: studi sugli effetti di danni cerebrali, stimolazione della corteccia esposta nel corso di interventi chirurgici, registrazioni mediante elettrodi dell’attività corticale evocata da stimoli comportamentali o sensoriali e iniezione di isotopi radioattivi, secondo la tecnica descritta in questo articolo.

Ciascuna percezione sensoriale ha un’area corticale primaria che riceve i prolungamenti proyenieoti da una superficie recettiva periferica e un’area di associazione che elabora l’afferenza sensoriale e la memoria.

L’area premotoria è coinvolta in attività complesse come lo scrivere a macchina. L’area motoria supplementare programma i movimenti volontari sequenziali. L’area di Broca controlla la coordinazione dei muscoli coinvolti nel linguaggio.

Dott. Antonio Caggiano

Le citazioni riportate tra virgolette sono state trascritte dall’articolo «flusso ematico e attività cerebrale» di Lassen, Ingvar e Skinhoj – Le scienze N°124 – Dicembre 1978. Pag. 32. Dallo stesso articolo sono state desunte le notizie sopra riportate.

Le illustrazioni sono state ricavate da ‘Le Scienze’ ed. Farmitalia, n. 724 dicembre78 per gentile concessione.

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