Vanitas vanitatum et omnia vanitas

Un tempo la cattiveria, generalmente, trovava accogliente alloggio nelle case dei ricchi e prepotenti prevaricatori che operavano unicamente per il perseguimento di ben definiti ed egoistici fini;

Oggi, fatti salvi i casi di cattiveria irresponsabile dovuta a turbe psichiche di più o meno lieve entità, viene generata, nella maggior parte dei casi, dal triste connubio dell’ignoranza con la disperazione o dal non meno squallido sponsale della rabbia impotente con il sempre compiacente sottosviluppo culturale.

Più giustificabile dunque la cattiveria di oggi? Forse; Di sicuro più diffusa e nei settori di specializzazione più fanatica ed esasperata.

Per continuare un vecchio discorso che tanto mi è caro, essa è sempre e comunque mancanza di bontà.

Viva la bontà allora! Ma cos’è?

Potremmo definirla «un modo di porre i propri diritti all’interno di un ‘ecosistema che adotti come parametri i diritti degli altri», o più semplicemente «la scelta di esporre civilmente i propri diritti soltanto dopo avere, al massimo delle proprie possibilità, fatto fronte ai propri doveri».

E se il nostro modo di porre e di esporre civilmente viene prevaricato e disatteso costantemente?

A questo punto, se una persona ha dimostrato tanto cervello da esercitare la scelta della pratica della bontà, e se è vero come è vero che alla base di ogni cattiveria sta l’ignoranza, non è chi non veda come a tale persona sarà sempre possibile, magari con un certo dispiacere, impiegare la stessa intelligenza nell’esercitare adeguatamente il suo sacrosanto diritto alla legittima difesa.

E, senza cattiveria, aiuterà l’antagonista cattivo dandogli tanto di quella corda che gli basterà non solo per impiccarsi ma per lasciarne anche a sufficienza in eredità a tutti quei suoi figli che, nel tempo scegliessero di ricalcare le orme di cotanto padre.

A questa conclusione sono giunto in questi anni forzando in modo non indifferente la mia formazione cristiana e la mia situazione socioculturale;

Spero vivamente, in un prossimo futuro, di acquisire nuovamente sufficiente «acqua di saggezza» per potere, senza spostarmi di un centimetri, nuovamente accettare di essere annoverato fra «i coglioni» e «gli sciocchi» e tranquillamente non accennare nemmeno a muovermi quando qualche ben intenzionato ricomincerà a misurarmi col «suo pirlometro».

E per concludere, a tutti coloro che trovassero motivi di contraddizione in questo mio discorso, con la mia proposta «date amore puro senza pretendere nulla in cambio», chiedo scusa ma proprio perché mi amo e voglio continuare ad amare quanti più altri possibili non posso più permettere ai «vermi» e ai «lumacotti» di tentare di «cancellarmi» prima che il Tempo si sia stancato di accompagnarmi, tenendomi benevolmente per mano.

Ma.Bo.

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