Lettera d’amore

Caro operatore socioculturale per il volontariato, non cedere mai alle suggestioni delle scienze perdute; facili scorciatoie, avvallate magari, da tarocchi e pendolini, fatti ballare da figuri strani che si nutrono dell’altrui libero arbitrio.

Tieniti ben stretta la conquistata capacità di discernere e di sceverare. Coltiva con «furore» la qualità della tua libertà: la discrezionalità.

Non tutto quello che «molti» applaudono è «ragionevole»; spesso è solo immaturo consenso, quando non comoda rinuncia alla responsabilità. Questo non deve certo significare acritica adesione a posizioni «comunque» controcorrente e nemmeno irragionevole opposizione a conclusioni non condivise; vuole solo essere un invito a mantenere sempre viva l’attenzione nei confronti di qualsiasi appiattimento verso una qualsivoglia altrui gestione: «che magari va meglio».

In questi anni, hai cercato di apprendere il più possibile per capire te stesso e il mondo che ti circondava e che ancora ti circonda; hai imparato a capitalizzare il tuo sapere in ogni più piccola azione del tuo vivere quotidiano; hai consapevolizzato ogni tuo atto per acquisire quella esperienza che solo «la conoscenza» nell’azione può dare, ora ogni tuo sforzo deve tendere alla riconciliazione con te stesso, per quello che hai preso coscienza di essere e per quello che hai fatto, fai e farai; con gli altri, come «te stesso» in loro e come solidali compagni di viaggio nell’avventura della vita; con le regole che dovrebbero qualificare i rapporti con la società civile e con quell’Universo che «soggettivamente» vale in quanto tu esisti ma che oggettivamente» esiste al di là della tua esistenza.

Del senso da dare alla riconciliazione, ti dirò, un’altra volta; per questa, mi fermo al nocciolo di questa mia lettera d’amore: «non cedere alle suggestioni delle scienze perdute»; nessuna di esse è in grado di dare un qualsiasi senso alla vita.

tuo Ma.Bo.

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