Yoga integrato e cointegro per comunicare con la gente e…

Bologna. Forlì, Ravenna Imola, Cento, Anzola Emilia, Castelfranco… Feste dello sport, sagre, inaugurazioni: luoghi ed appuntamenti per andare in mezzo alla gente e fare… spettacolo!

E cosa ha a che fare lo spettacolo con lo sviluppo personale? Esibirsi, salire su un palco, ricevere gli applausi ed essere anche citati sui giornali locali… è sicuramente gratificante, piacevole. Ma tutto ciò ha anche una spiegazione logica e razionale, in linea con gli obiettivi del programma interdisciplinare dell’Associazione Sportiva Harmony Body Mind, che sostiene i propri associati sia tramite l’applicazione delle tecniche di Dinamica Psicofisica, che tramite le attività svolte nelle Palestre di Yoga Integrato e di Cointegro.

Portare in piazza uno spettacolo può diventare un mezzo per divulgare e far conoscere un approccio al movimento fisico che non privilegia, come solitamente accade, una finalità pura-mente estetica o un’attività fisica alla moda. Se nelle nostre palestre impariamo il piacere di muoverci, di piacerci nel conoscere i nostri limiti, nel sapere che con quei limiti possiamo convivere e anche superarli, quando saliamo su un palco, di fronte ad un pubblico, tutto questo traspare e viene colto dalla gente che guarda.

Se conquistare qualcosa a livello fisico significa riuscire a portarlo anche nel proprio carattere e nella propria personalità, allora il movimento diventa intelligente e non solo bello o perfetto. E interessante spiare le espressioni di chi ci guarda, durante un nostro spettacolo… Ecco, è la volta delle ragazze (tutte allieve della Scuola di avanzamento) che, a coppie o in gruppo, presentano i loro esercizi: alcuni passaggi sono molto complessi e specialistici, ed in altri risalta la sintonia e l’unione del gruppo.

Non è difficile, per chi guarda, cogliere la preparazione ed il lavoro che c’è dietro a ciò che vedono, che non è solo una manifestazione, ma proprio l’espressione di un modo di vivere, in cui il movimento è entrato come abitudine quotidiana, come uno degli ingredienti della propria vita, allo stesso modo del cibo, dell’igiene, della cura personale… Alcune bambine, tra il pubblico, si avvicinano e, ai bordi del palco o del-la pedana, imitano e cercano di fare ciò che vedono.

Quando è la volta degli Istruttori di Yoga Integrato (tutti coordinatori all’interno del programma H.B.M.) a salire sul palco, l’atmosfera si fa più attenta e particolare: sono persone che da anni si addestrano e non solo in palestra, che, attraverso il corpo, hanno imparato a resistere e a superare dei limiti, che hanno trasmesso ed insegnato ad altri ciò che a loro è stato, dato. Ora sono un gruppo compatto sul palco e, mentre si muovono e raggiungono una posizione d’equilibrio, trasmettono stile, tenuta, eleganza, potenza.

E, insieme, il sostegno di tutte le persone che loro hanno aiutato a crescere e che, forse, se non avessero ricevuto da loro stimoli e gratificazioni, non avrebbero neppure provato il desiderio di muoversi fisicamente e, men che meno, di salire su un palco. E non perché, nella vita, sia indispensabile salire su un palco, ma perché ben a pochi capita di fare qualcosa che sia completamente al di fuori dì ciò che il proprio tracciato o le proprie caratteristiche indicavano, ed a pochissimi ciò capita senza l’aiuto di uno stimolo esterno.

Infatti, nelle nostre palestre, noi abbracciamo anche una cerchia di persone non ginniche, che difficilmente si sarebbero mosse fisicamente e che hanno inserito il movimento fisico nelle loro abitudini di vita, cominciando prima dall’essere trasportate da un’ onda di positività, che è diventata poi riflessione, quindi conoscenza e poi determinazione, per sfociare infine nel “ci voglio provare anch’io”.

Ma torniamo allo spettacolo e spiamo l’impressione della gente, quando, sul palco, fanno la loro apparizione i ragazzi e gli uomini che si metteranno alla prova nella disciplina del cointegro. A questo punto, è necessario spiegare e commentare ciò che viene fatto: infatti nel cointegro ci sono tecniche di arti marziali che possono portare chi guarda a paragoni o critiche o supposizioni in base ai riferiti che ha, e non in base agli strumenti necessari per comprendere e definire il cointegro.

Lo scopo del cointegro è far sì che un uomo possa rinforzare ciò che è, attraverso le tecniche, lo stile, la forma ed il combattimento preordinato, oltre ad addestrare il coraggio per avere la possibilità dì spostarsi da ciò che era e per trasferire tutto ciò nella vita dà ogni giorno. Un gruppo di uomini esegue una forma, che non è solo una danza o un rituale e che, come tale, deve essere sempre ripetuto in modo uguale: infatti, nel cointegro, fare una forma diventa non un fine, ma il mezzo con cui addestrare lo stile, la potenza e la resistenza; così, l’uomo si abitua a situazioni visualizzate di attacchi, si prepara a vedere avversari che lo possono attaccare in più situazioni e da diversi punti.

Applicare la Forma ed allenarsi negli attacchi preordinati abitua l’uomo a comportarsi nella vita attraverso risposte ed in situazioni conosciute: tutto ciò è rafforzato dall’uso della tecnica, che aiuta quindi ad acquisire precise abitudini di comportamento. Nella vita, questo corrisponde alla capacità di un uomo di cercare un determinato ruolo che possa cominciare ad appartenergli.

Ma il cointegro va oltre ed è altamente innovativo nel momento in cui riesce a coordinare tutto questo non solo al fine del sostegno dell’autostima della propria immagine, ma anche del rinforzare il proprio io. Così, gli attacchi preordinati preparano l’uomo, da un lato, a resistere e ad affrontare situazioni conosciute e, dall’altro lato, lo preparano a gestire, allenandosi, situazioni nuove od impreviste ed a saperle affrontare al momento del loro apparire.

E la vita è piena di imprevisti, di incidenti di percorso, di situazioni limite. Ecco allora che, dagli attacchi preordinati , gli uomini, sul palco, passano ad attacchi liberi, in cui l’avversario arriva all’improvviso e non dichiara il colpo che attuerà. Ed è importante spiegare questo, perché gli occhi della gente sono per lo più abituati a vedere il combattimento come qualcosa di fine a se stesso, come una gara di personalità, in cui ci sarà un vinto, che sta
sotto ed un vincitore, che sta sopra.

In palestra, su un ring, questa distinzione pare corretta. Ma nella vita? Come classificare tutte le volte o i periodi in cui non sì può essere vincenti nei confronti dì qualcosa che accade, tutte le volte in cui una persona deve sottostare a qualcosa che non le piace o cui sa di non poter sottrarsi per un certo tempo o addirittura per sempre? È proprio quando la vita ti dà contro che tu puoi essere vincitore non tanto nei confronti degli eventi, che non puoi decidere, quanto nel tuo atteggiamento mentale, della pulizia dei tuoi pensieri, e nel continuare ad essere un ricercatore.

Così cointegro addestra l’uomo a resistere nei momenti di difficoltà e, mentre uno dei ragazzi, sul palco, sta combattendo con un avversario, ne arriva un secondo, che lo mette sotto. Non è detto che nella vita reale le difficoltà debbano accadere, ma intanto una persona riesce a spostare la propria resistenza da quella realtà in cui si sentiva sempre vincente perchè aveva il controllo del conosciuto.

La gente guarda, non è semplice capire questo messaggio: è facile dare una connotazione negativa al perdente, classificarlo come il più debole, ed è difficile arrivare a pensare che entrambi i lottatori possano essere vincenti o, addirittura, che, per l’atteggiamento ed i pensieri che ha, sia proprio chi sta sotto il vero vincente, in quanto, anche se battuto, ha sicuramente spostato il limite della paura della critica e del non sentirsi OK e potrà servirsi di quell’esperienza per andare oltre.

Nel combattimento, la gente ha visto potenza, controllo, correttezza, il mettersi alla prova senza prevaricare l’altro e riesce a comprendere che l’addestramento alla lotta è un vero e proprio addestramento alla vita, che la resistenza imparata in palestra, il rispetto dell’altro, la fratellanza possono essere trasferite fuori, nella vita di ogni giorno.

Ed è tutto questo che sta dentro a noi, che andiamo a fare spettacolo: stare un’ora su un palco, in una piazza, dopo ore di allenamento e di preparazione, anni di ricerca all’interno di un programma tramite il quale I’H.B.M. propone a tutti una strada di sviluppo personale che, nell’ottica dell’evoluzione dell’umanità, non è altro che il primo passo verso un cammino più lungo, che deve portare l’Uomo ad uscire da sé, dal proprio personale per entrare in una dimensione storica ed umanistica, attraverso il volontariato e la ricerca.

Così, alla fine, saliamo tutti sul palco, salutiamo, arricchiti da ciò che abbiamo e da ciò che siamo riusciti a dare ed a trasmettere, pieni di un grazie infinito a chi ci dà, ogni giorno, la possibilità di metterci alla prova, di andare oltre quello che ieri ci sembrava il nostro limite massimo, di non sentirci mai troppo forti o troppo a posto al punto tale da poter dire “siamo arrivati”.

Grazie ad Elena Cortesi ed a Giuseppe Capucci, ideatori dello Yoga Integrato e del Cointegro, e di tutto quanto c’è nel programma H.B.M.

Testimonianze

Gennaio ’95
Dopo il corso mi sono sentito molto stanco e confuso, poi con il passare dei giorni mi sono sentito meglio, più carico di energia, con più voglia di fare, di creare. Ho notato in me una maggiore sicurezza nell’esporre le mie opinioni senza più avvertire quella sensazione di insicurezza che prima mi assaliva. Infine ho notato una maggior voglia di conoscere le persone. Quando prima ero abbastanza restio.

Moreno Teni

20/2/95
Le mie impressioni sul seminario di Dinamica Psicofisica sono positive. Specialmente dopo i primi giorni di euforia osservando i cambiamenti che sono avvenuti nelle abitudini quotidiane. Alla mattina inizio la giornata con più calma e sono meno condizionato dall’orologio e arrivo al lavoro con meno tensione. Sono riuscito ad allungare i tempi di qualche minuto, anche nel mangiare. È stato nel dormire che ho notato la differenza maggiore. Anche poche ore di sonno adesso sono ben dormite. Io penso che questi piccoli cambiamenti possono essere un inizio per avere un tipo di contatto meno negativo con le altre persone.

Gianluca Lamberto

Soci istituzionali: Harmony Body Mind

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