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Comprendere come funziona la mente per avere pensieri più utili e costruttivi

Comprendere come funziona la nostra mente è fondamentale per migliorare la nostra quotidianità perché ci indica cosa fare e cosa cercare di evitare per avere pensieri più utili e costruttivi.

Questo dialogo con noi stessi svela le abitudini, paure e convinzioni che limitano la nostra evoluzione. Riconoscere questi meccanismi involontari ci aiuta ad aprire la nostra mente, ampliare i nostri orizzonti interiori, migliorare concretamente le nostre relazioni e la realtà di tutti i giorni.

I percorsi di sviluppo personale secondo il metodo di Dinamica Mentale seguono proprio questa direzione: lavorando su sé stessi e con gli altri, si comprendono alcune strategie utili a realizzarci personalmente, professionalmente e socialmente. 

Le leggi della mente

La nostra mente funziona seguendo alcune leggi alle quali, per quanto possiamo sforzarci, non riusciamo a sottrarci.

1. Lavora prevalentemente per immagini e percezioni 

Le immagini e le percezioni attraverso i sensi sono i mezzi che ci consentono di comunicare con la parte più vera e profonda di noi stessi, attraverso simboli e associazioni. 

Quindi, per parlare alla nostra mente, dobbiamo usare delle immagini concrete.

2. Non distingue una situazione reale da una vivamente immaginata

Infatti, il sogno non è reale ma il corpo vi reagisce come se fosse vero, provocando reazioni fisiche come sudorazione, tachicardia, agitazione ecc. 

Questa peculiarità permette una rielaborazione del passato e una programmazione vincente nel presente e nel futuro.

3. Agisce su un pensiero alla volta

Anche se apparentemente la nostra mente sembra affollata da una miriade di pensieri simultanei, in realtà possiamo fermarci ad esaminarne uno alla volta.

Come quando blocchiamo un film su una singola scena, per rivederla con più attenzione, possiamo fermare la nostra mente su un pensiero o un progetto per volta e metterlo bene a fuoco.

In questo modo è più semplice comprenderlo e trovare la giusta soluzione per noi.

4. È un servo fedele

La nostra mente obbedisce ciecamente agli ordini (consapevoli o inconsapevoli) che riceve, senza valutare se i risultati che ne possono derivare sono vantaggiosi o dannosi.

Per esempio, quando una persona afferma “Non troverò mai il lavoro che vorrei”, il suo programma mentale s’impegnerà a darle ragione, realizzando la sua “profezia” interiore. 

Ecco perché è importante rendersi conto dell’atteggiamento mentale con cui si affronta la vita, e modificarlo in positivo. 

Come decondizionarsi e liberare la mente

Il metodo di Dinamica Mentale offre alcuni semplici strumenti di immediata applicazione per iniziare a liberarci di questi condizionamenti.

1. Respirare consapevolmente

L’ascolto cosciente del ritmo naturale del nostro respiro infonde tranquillità, riempie d’energia, favorisce un approccio più positivo ed equilibrato in ogni ambito della propria vita. 

2. Rilassare il corpo

Sul nostro corpo si riversano e si accumulano tutte le esperienze, i traumi, lo stress. 

Possiamo cominciare a liberarcene con la prima tecnica di rilassamento del metodo di Dinamica Mentale, che dura circa 15/30 minuti. 

È un esercizio molto semplice, durante il quale il ritmo della nostra attività cerebrale diventa simile a quello del dormiveglia, della meditazione e della concentrazione creativa. Quando siamo rilassati in questo modo, produciamo endorfine, che generano buon umore e piacere.

3. Vivere il presente, qui e ora

Vivere il presente significa fare una cosa alla volta, consapevolmente. 

Per esempio, se stiamo lavando i piatti, pensiamo solo ai gesti che stiamo facendo, con accuratezza e concentrazione. 

Invece, troppo spesso viviamo proiettati nel passato, bloccati da antichi traumi o preoccupati da ciò che può succedere nel futuro. Questo atteggiamento ci impedisce di vivere pienamente, perché per la nostra mente esiste un solo tempo: il presente. 

4. Sospendere il giudizio su sé stessi

Molto spesso, lasciamo che il nostro giudice interiore ci torturi più di quanto abbiano fatto i nostri genitori o gli educatori durante la nostra crescita. È un atteggiamento doloroso e inutile.

Occorre che impariamo ad accettare i nostri errori, ma senza identificarci con essi. 

Infatti, se affermo “Io sono sbagliato”, mi nego ogni possibilità di riuscita, condannandomi a ripetere l’errore. Se invece dico a me stesso “Io ho sbagliato”, mi sto creando l’opportunità di fare meglio la prossima volta.

Il secondo passo è osservare come in un film, in maniera distaccata e senza giudizio, la situazione che riteniamo ci stia danneggiando; quindi sostituiamo quella immagine con una in cui affrontiamo lo stesso contesto in modo diverso, più soddisfacente, vincente

5. Diventare consapevoli del proprio atteggiamento mentale

Quante volte esprimiamo dubbi e scarsa autostima nei nostri confronti? 

Iniziamo allora a trasformare ogni affermazione negativa in positiva. 

In questo modo si radicherà sempre più l’atteggiamento mentale positivo, strumento indispensabile per concretizzare i nostri sogni e affrontare più serenamente le prove della vita.

6. Andare incontro al cambiamento

Le abitudini, quel mondo in cui tutto appare scontato e immodificabile, creano sicurezza ma a volte impigriscono la nostra mente.

Invece, così come ogni giorno è differente da quello precedente, noi stessi siamo in continua evoluzione. Per questo è importante scoprire la bellezza del cambiamento. 

Un modo semplice e piacevole per addestrarsi al mutamento è fare ogni giorno una piccola cosa nuova: assaggiare un piatto insolito, cambiare strada per recarsi al lavoro, ascoltare un genere musicale diverso, incontrare persone con differenti esperienze  e così via. 

7. Fidarsi delle proprie intuizioni

Il nostro io soggettivo (interiore) conosce meglio di qualunque altro ciò che può essere giusto e utile per noi. 

Quando ci liberiamo da paure, condizionamenti e atteggiamenti mentali auto-limitanti, ci regala delle intuizioni fantastiche che danno una nuova forma ai nostri pensieri e quindi alla nostra vita.

Accogliamole con fiducia, rimanendo pronti a metterci in discussione se i risultati delle nostre scelte fossero diversi dalle nostre aspettative.

La strada per il benessere totale

Il corpo e la mente dell’uomo sono strettamente correlati in un’unità psicosomatica. 

Per questo l’uso quotidiano delle tecniche di Dinamica Mentale crea armonia, rigenera ogni aspetto del nostro essere, contribuisce a stimolare gli innati meccanismi di auto-guarigione. 

Nel proprio silenzio interiore, ognuno può sentire quali sono le scelte giuste per la propria autorealizzazione, per la propria evoluzione, per il benessere totale a livello fisico, emozionale, mentale e spirituale

Lungo questa strada niente è più scontato, i sensi si espandono, la bellezza, nei suoi molteplici aspetti, nutre nuovamente l’anima e tutto diventa possibile. 

Allora ogni cosa diventa elastica, aperta al cambiamento. Ci accorgiamo che ciò che credevamo essere la verità è solo un punto di vista personale, valido per noi e non necessariamente per gli altri. 

Comprendiamo che le altre persone non sono nemiche, ma esseri umani che cercano la propria verità, che soffrono e gioiscono come noi e ci fanno da specchio, aiutandoci a comprendere anche le nostre ombre. 

Alla luce di queste considerazioni, la rabbia, la competizione e tutti i sentimenti che ci avvelenano si sciolgono nella comprensione, nell’accettazione, nell’amore incondizionato. 

Ognuno di noi può scegliere qui ed ora di mantenere libera la propria mente, di realizzarsi, di programmarsi per una buona salute, di contribuire a creare un mondo migliore, pieno di rispetto e armonia.

La gioia è già dentro di noi, bisogna solo lasciarla emergere!

Come la Dinamica Mentale mi sta aiutando a vivere più serenamente la pandemia

Anche se la mia esperienza con la Dinamica Mentale è relativamente breve, in questo periodo così difficile a livello globale, ho sperimentato in prima persona quanto le tecniche di rilassamento e visualizzazione creativa possano essere d’aiuto a superare molte criticità.

La mia testimonianza è quella di una donna sicuramente fortunata, perché sia io che la mia famiglia continuiamo a godere di buona salute, e la mia attività lavorativa principale non ha subito pesanti contraccolpi. 

Però, nonostante questo, specialmente all’inizio della pandemia, non riuscivo ad essere serena e felice perché gli altri intorno a me non lo erano.

Infatti, come secondo lavoro faccio la guida turistica e l’arresto improvviso di tutto il settore mi ha fatto sentire quasi in lutto per le centinaia di colleghi profondamente colpiti, e preoccupata per le incognite sul futuro. 

Inoltre, il nostro negozio di famiglia ha subìto tutte le pesanti limitazioni imposte dai vari provvedimenti. Questo ha seriamente disorientato mia sorella, che lo gestisce in prima persona, e ha creato in me ulteriori preoccupazioni che nei primi tempi non riuscivo a gestire.

Invece, da quando ho conosciuto ed ho cominciato ad applicare le tecniche di Dinamica Mentale, ho scoperto che la mia reazione personale agli eventi “fa la differenza” e che cambiare il mio punto di vista sulle cose non solo è possibile, ma è anche molto utile. 

Ho anche compreso che le visualizzazioni mentali possono aiutare concretamente, e il nostro subconscio va consultato ed ascoltato per il nostro bene.

Tutto questo mi ha aiutato ad affrontare gli ultimi mesi in modo sicuramente più consapevole e determinato.

Gli incontri online con chi, come me, utilizza questo metodo, sono stati di grande aiuto perché mi hanno fatto sentire vicina a persone care, positive, costruttive. Da loro ho potuto continuare a ricevere incoraggiamento e spunti illuminanti da mettere in pratica nella vita di tutti i giorni.

Con tutto il rispetto per la sofferenza di molte altre persone, posso dire che, grazie alla Dinamica Mentale il mio 2020 è stato un anno entusiasmante, perché ho imparato davvero che “vedere il bicchiere mezzo pieno” aiuta la mente a sviluppare idee e soluzioni, mantiene alto lo spirito e, ne sono convinta, rafforza il sistema immunitario.

Così, superato lo shock e il disorientamento iniziale, dovuto alle pesanti limitazioni e alle continue notizie nefaste, ho affrontato la situazione esercitandomi a guardare ogni difficoltà da una prospettiva diversa, più positiva e pro-positiva.

In questo modo sono riuscita a sostenere anche mia mamma di 76 anni e soprattutto mia sorella che iniziava seriamente a vacillare. 

Le sono stata vicino perché comprendesse fino in fondo quale fosse il suo reale valore, e quanto fosse comunque apprezzata dalla sua clientela anche in questo brutto momento. Quando ha ritrovato la sua autostima e si è resa conto di potercela fare, ha ripreso a credere in sé stessa e le nuove azioni messe in campo hanno cominciato a funzionare. 

Ma la cosa più importante, che mi ha regalato una gioia enorme, è che il nostro rapporto tra sorelle è rinato, con una collaborazione e una complicità che non ricordavo più dai tempi dell’infanzia.

Certo, all’inizio ho dovuto impegnarmi a focalizzare i miei pensieri sulla positività, ma poi l’energia che si sprigiona, le idee e soluzioni che nascono e la vicinanza umana che “fiorisce” mi hanno ampiamente ripagata, nutrendomi nel profondo.

E’ proprio vero il motto di Marcello Bonazzola: “Se tu stai bene, io sto bene”!

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La Dinamica Mentale come strumento di consapevolezza

Il metodo della Dinamica Mentale è uno dei supporti, degli strumenti, che ho incontrato lungo il mio percorso. Per me è stato come il bastone del viandante, un viandante ormai incapace di trovare nuovi paesaggi di cui stupirsi durante lungo la strada. Un viandante che, che oramai stanco, inizia a dubitare dell’utilità e dell’assennatezza di continuare il proprio cammino. 

Il significato di consapevolezza

Mi sentivo perso in un bosco dal quale dubitavo esistesse una via d’uscita. Finché non ho trovato quel supporto che mi ha dato nuova forza ed il sostegno per andare ancora oltre. Come se una volontà di cui sono parte, mi spingesse ad andare avanti e a non lasciarmi sfuggire quel sentiero che era proprio lì vicino.

Credo che il fattore determinante sia stato la consapevolezza.

Il termine consapevolezza è così familiare che, come spesso accade, quasi non ci si sofferma a chiedersi il significato. Se proviamo a chiedere a persone diverse la propria definizione, otterremo risposte diverse, anche discordanti, a volte illuminanti. Sul dizionario, troviamo il seguente significato: “piena cognizione della cosa”.

Le parole sono magiche, e anche se pochissime persone ci pensano, esse sono in grado di trasportare immagini ed emozioni anche astratte, e dare forma a ciò che per definizione è immateriale come le idee ed i pensieri. Man mano che apprendiamo un linguaggio, il suono delle parole diventa familiare e scontato, spesso ignorando lo scrigno di significati che ogni parola contiene.

Per me, la consapevolezza è la capacità di ascoltare ed interpretare le cause e gli effetti delle proprie azioni e rispondere in modo adeguato ai cambiamenti. La consapevolezza di se stessi pertanto porta a comprendere il proprio stato d’animo, i propri bisogni interiori e compiere le azioni necessarie a soddisfarli evitando di generare stati latenti di insoddisfazione.

Comprendere i nostri bisogni

Tutti siamo in grado di comprendere il significato dei simboli luminosi che lampeggiano sul cruscotto della nostra autovettura e siamo in grado di intervenire per tempo e fare rifornimento o rabboccare l’olio prima che l’auto ci lasci in panne. 

Eppure, non siamo altrettanto bravi con noi stessi, non sappiamo leggere il nostro stato d’animo interiore e spesso non facciamo carburante perché abbiamo fretta di arrivare o, peggio ancora, copriamo col nastro adesivo la spia della riserva, come se non vederla più risolvesse il problema.

La consapevolezza ci aiuta ad interpretare la realtà esterna, che non è altro che la manifestazione di ciò che realizziamo con le nostre azioni e pensieri, e comprendere che ciò che otteniamo è quello che vogliamo. Prima di tutto, comprendere se siamo in grado di ascoltare i nostri bisogni.

Raggiungere l’equilibrio

La Dinamica Mentale ci porta a realizzare pienamente la preziosa consapevolezza dell’efficacia di uno scambio dinamico di sensazioni che dall’esterno procedono verso l’interno e viceversa. Grazie all’applicazione delle tecniche meditative possiamo scoprire le nostre potenzialità, rendendole sempre più in grado di agire sul mondo esterno ed ottenere i risultati desiderati. 

Normalmente, ciò che facciamo è lanciare una reazione dall’interno, sperando di modificare l’esterno, ottenendo scarsi risultati perché la nostra risposta è condizionata e non condizionante. 

La piena consapevolezza a mio avviso equivale al termine spesso abusato di “equilibrio interiore”. Uno stato che molti invocano ma che nessuno, prima di conoscere il metodo di Dinamica Mentale, era stato in grado di insegnarmi a raggiungere.

L’illusione della separazione

Proprio questo prendere consapevolezza di noi dall’esterno piuttosto che dall’interno, come dovrebbe essere naturale, ci porta a credere di essere le cose che possediamo, la nostra cultura, la nostra reputazione. 

Il nostro ego ci dà l’illusione che siamo quello che otteniamo, portandoci ad inseguire costantemente qualcosa che è fuori di noi: una meta, un obiettivo da raggiungere senza spesso trovare benefici una volta raggiunto. 

Tutto questo crea quella che viene definita “illusione della separazione” dell’ego. Il nostro ego ci porta a credere che noi siamo separati dagli altri, separati da ciò di cui abbiamo bisogno e soprattutto, separati da Dio, dalla nostra origine, ciò che ci ha creati o comunque vogliamo chiamarlo.

Modelli che ci danneggiano

Molta gente si chiede quale sia il suo scopo, e cerca di dare un senso alla propria vita. Tutti ci dicono cosa fare e vogliono che crediamo alle loro risposte. La nostra cultura ci impone di pensare che la felicità sia altrove, come una ricompensa da raggiungere attraverso sacrifici e sofferenza. 

Ripetendo questo schema anche nella vita di tutti giorni tendiamo a prefiggerci mete e ruoli che ci diano la misura di quello che siamo. Spesso seguiamo modelli che sono esterni a noi stessi e per questo, una volta raggiunti, ci deludono, non ci soddisfano o, ancora peggio, ci danneggiano.

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La dimensione umana dell’imprenditore

Fare impresa ai nostri tempi, soprattutto in questo particolare momento storico, rappresenta una sfida molto impegnativa.

Da sempre, gli imprenditori creano e commercializzano prodotti e servizi offrendoli al mercato secondo schemi, valutazioni, studi di marketing, calcoli, analisi costi/benefici.

In effetti, tutta questa serie di variabili è basata su specifiche conoscenze accademiche, oppure apprese sul campo, o anche attraverso una formazione che, il più delle volte, è squisitamente nozionistica. 

Di conseguenza, perseguono uno sviluppo dell’azienda basato quasi esclusivamente su performance numeriche come aumenti di fatturato e di utili: molte volte queste strategie proiettano l’impresa in un mercato secondo delle logiche ciniche

In ogni caso, questa preparazione tecnica dell’imprenditore è certamente importante. Infatti quando manca, lo stesso imprenditore diventa una persona da formare sotto quest’aspetto.

Oggi però queste competenze, seppur necessarie, non sono più sufficienti: l’evoluzione del mercato e dell’intero sistema sociale chiede con sempre maggiore urgenza che l’imprenditore ne sviluppi altre, ugualmente importanti.

Le competenze trasversali

Infatti attualmente, nel mondo del lavoro in generale e delle imprese in particolare, si parla sempre più spesso delle soft skills, cioè le cosiddette competenze trasversali. Esse comprendono alcune qualità che il professionista, l’imprenditore o il lavoratore, dovrebbe possedere per svolgere meglio i suoi compiti. 

Queste caratteristiche vanno dall’autonomia all’autostima, dalla capacità di lavorare in team alla leadership, dal problem solving alla capacità di interpretare il mercato intuitivamente, dalla capacità di adattamento alla resilienza intesa in senso lato, e molte altre.

Quindi, ogni attività imprenditoriale non dovrebbe essere vista solo come una fonte di reddito, ma soprattutto come un sistema di attività volte alla soddisfazione dei bisogni del mercato, cioè di una comunità di persone.

Lo sviluppo riguarda tutti

Da questo punto di vista, un imprenditore che voglia svolgere adeguatamente il suo compito, sa che non basta più conoscere le regole tecniche del mercato: ha bisogno soprattutto di comprendere il proprio ruolo all’interno della comunità, per interpretare  l’evoluzione dei bisogni dei suoi membri.

Ecco che nel mondo odierno le soft skills diventano competenze primarie: per leggere oltre i numeri e rendere il proprio prodotto/servizio realmente utile, occorre esercitare la propria creatività, l’intuito e l’intuizione.

Sviluppare ed affinare queste abilità significa innanzitutto guardarsi dentro e comprendere che una crescita sana della propria azienda è strettamente legata al miglioramento che la comunità ottiene attraverso la propria attività.

La Dinamica Mentale in azienda 

Nella mia esperienza, lo strumento più efficace in questo senso sono le tecniche di auto-miglioramento e sviluppo personale proposte dal metodo di Dinamica Mentale Base.

Ho cominciato ad applicarle oltre vent’anni fa e mi hanno aiutato ad  intraprendere e gestire la mia attività con sempre maggiore successo.

Oggi vivo quotidianamente la mia azienda come un sistema formato da persone, ciascuna  con un proprio vissuto, un modo di vedere la realtà, ed un proprio stili di pensiero.  

Proprio grazie a questa diversità, circola e fluisce una vibrazione di energia sempre nuova che contribuisce a rendere la mia impresa uno strumento per soddisfare le necessità e realizzare i sogni dell’intera comunità a cui appartiene. 

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La Dinamica Mentale come supporto nel trattamento del mal di testa

Sono stata per molti anni coordinatrice di un gruppo di Accademia Europea nel Centro di Trieste e ho avuto l’opportunità di seguire numerose persone che hanno intrapreso un percorso di sviluppo personale dopo aver frequentato il corso di Dinamica Mentale Base (DMB).

Fin dall’inizio di questa mia attività ho notato una particolare concentrazione nel mio gruppo di donne con problemi di mal di testa. Arrivavano al corso di DMB dopo aver provato di tutto per risolvere questo loro disturbo.

In alcuni casi venivano seguite dal Centro Cefalee, ma senza ricevere benefici apprezzabili: i loro mal di testa si ripresentavano comunque, ciclicamente, con durata e intensità variabile e in alcuni casi erano davvero frequenti e invalidanti. Alcune di loro erano intossicate dai farmaci che erano costrette ad assumere da tanti anni.

Era curioso notare come in tutte queste donne vi erano alcuni tratti che le accomunavano e che le avvicinavano a me.

Prendevano il corso di DMB molto seriamente, come del resto molte altre cose nella loro vita, e si impegnavano fin dall’inizio a fare regolarmente ogni giorno le tecniche consigliate loro dall’istruttore, motivate dall’obiettivo di eliminare il loro disturbo.

L’impegno era un loro punto di forza, e già fare con regolarità il rilassamento totale migliorava da subito la qualità del loro sonno, consentiva loro di scaricare le tensioni accumulate durante la giornata e contribuiva a ridurre progressivamente frequenza e intensità dei loro attacchi di mal di testa.

Nel giro di un paio di mesi, unendo al rilassamento totale la tecnica specifica per il mal di testa, tutte avevano avuto notevoli miglioramenti: l’intervallo tra un mal di testa e l’altro si allungava sempre più, gli episodi erano comunque gestibili con successo e pian piano nel tempo sparivano.

Erano comprensibilmente felici di questo risultato, ma per fortuna non si erano accontentate e avevano continuato a lavorare su se stesse.

Gli aspetti da migliorare

Ho avuto l’opportunità di seguirle in questo loro percorso di sviluppo personale e di trovare in loro tanti aspetti di me sui quali avevo lavorato in passato o dovevo ancora lavorare.

Erano riuscite ad ottenere un risultato positivo strabiliante sul lato fisico, in un tempo relativamente breve e in generale la loro aspettativa era quella di ottenere un analogo risultato positivo – in breve tempo – anche in altri settori della loro vita che non andavano bene come avrebbero voluto.

Ma in questo caso di tempo ne serviva di più.

L’obiettivo però era ambizioso: consolidare lo stato di benessere fisico (niente più mal di testa), riconoscere e modificare quegli atteggiamenti mentali che lo sottendevano, che lo alimentavano, che riducevano l’energia positiva, la vitalità, la gioia di vivere, che condizionavano i rapporti interpersonali, che limitavano le aspirazioni e la creatività.

Una costante che ho trovato in loro era un forte senso di responsabilità, una specie di “investitura” percepita e spesso auto-imposta che le obbligava ad essere “brave bambine” da piccole, scolare giudiziose, lavoratrici indefesse, madri sempre a disposizione.

Persone sulle quali contare, di cui fidarsi, e i colleghi e i familiari in effetti si fidavano e lasciavano che il lavoro lo facessero loro, sempre così brave…

Diventavano spesso un riferimento di fatto, anche se non ufficialmente, e capitava che si trovassero impegnate in situazioni che richiedevano loro troppa energia per essere tenute sotto controllo. Il tema del controllo era in effetti ricorrente.

Ho notato che queste donne si trovavano spesso a convivere con una forte sub personalità che dirigeva e dominava tutte le altre: il giudice severo. Tendevano a vivere la loro vita costantemente in ansia, preoccupate che le cose non andassero come previsto. E se la vita prendeva una strada diversa, come spesso accade, provavano un forte senso di frustrazione, un senso di colpa, a volte rabbia contro se stesse perché non avevano fatto abbastanza.

Erano persone che usavano molto il loro lato mentale: pensavano molto prima di fare, spesso troppo, investendo una grande energia mentale anche quando ne sarebbe bastata molta meno. Per loro “provare a fare e vedere cosa succede” suonava quasi come un’eresia.

Tendevano a provare forti emozioni negative, ma anche a “coprirle” o a sottovalutarle, non dandosi il permesso di sentirle appieno, di accoglierle e di esprimerle nel giusto modo. Forse anche per questo in genere facevano molta fatica a dire di no.

Il tema dell’abbandono e del senso di solitudine emergeva in loro soprattutto quando erano molto stanche e stressate. In quei momenti non si sentivano amate e, paradossalmente, in alcune di loro scattava una molla che le faceva lavorare di più, darsi da fare ancora di più, nonostante la stanchezza e l’evidente bisogno di fermarsi e riposare.

Ho notato in loro una comune tendenza a vivere la vita in bianco o nero: o tutto bene o tutto male, niente sfumature. Un’altra tendenza comune era quella di dirsi “devo tener duro ancora un po’” e scoprire che proprio in quei momenti arrivavano nuove complicazioni, situazioni che richiedevano loro ancora più energia, o malattie o guai in famiglia. Come se la vita dicesse loro “ehi, non è questa la strada giusta!”.

I punti di forza

Ma queste splendide donne – davvero lo sono e provo una grandissima ammirazione per loro – di forze e qualità positive ne avevano messe in campo davvero tante!

In generale erano tutte persone sensibili -alcune persino sensitive– e questa loro caratteristica distintiva consentiva loro di creare legami profondi e appaganti con gli altri.

Erano tutte persone molto motivate. Volevano star bene e lo volevano intensamente. Erano disponibili a “pagare un prezzo” per questo e avevano una grande fiducia nel metodo di Dinamica Mentale Base.

In effetti la fiducia è stata un importantissimo ingrediente per realizzare la loro ricetta. Però, mantenere alta la fiducia non è stato per loro un gioco da ragazzi: non è stato così, e non lo è stato soprattutto dopo i primi mesi, quando si è trattato di lavorare sulla propria autoimmagine, sul cambiare l’atteggiamento mentale negativo, sull’imparare a “lasciar andare”.

Ricordo alcune lunghe telefonate che iniziavano con un profondo scoraggiamento e finivano con una rinnovata voglia di riprovarci. Cosa le aveva aiutate di più in quei momenti critici, quando si chiedevano se valesse la pena di continuare o non fosse meglio accontentarsi e chiuderla lì?

Ho fatto a tutte questa domanda e la risposta che ho ricevuto, anche se con parole diverse, è stata la stessa: la fiducia che percepivano dal gruppo, il sentirsi seguite, il non sentirsi più sole. Il loro obiettivo era un obiettivo condiviso e non c’erano dubbi sul fatto che ce la potessero fare. Questo era stato per loro un ingrediente molto importante.

Pur con percorsi personali diversi, dopo aver sperimentato la potenza del rilassamento e della mente direttiva sul mal di testa, tutte si erano rese conto di avere un compito non facile, ma necessario che le attendeva: capire cosa significava veramente “ama te stessa” e l’importanza di adottare un sano egoismo.

E così, pian piano, si concedevano più spesso il “lusso di sbagliare”, magari ridendoci sopra. Alcune di loro facevano spazio ad una persona diversa che dava più dignità a quello che provava e desiderava, infischiandosene del giudizio degli altri.

Altre si allenavano a riconoscere le proprie emozioni poco utili (ansia, preoccupazione, paura) e a “riavvolgere il film” – come mi disse una di loro – immaginando di vedere la situazione dall’alto, come quella autoimmagine saggia, calma e serena che compariva regolarmente nei rilassamenti.

Altre ancora, iniziavano a prendersi il proprio tempo per rallentare e riposarsi, se necessario, anche in mezzo all’agitazione collettiva.

Pian piano qualcuna iniziava a riconoscere i legami non utili, a volte malati, e trovava il coraggio e il modo per interromperli. Un’altra affrontava la malattia con un atteggiamento completamente diverso dal passato: “mi sono resa conto che si può essere felici anche quando si è malati!” mi disse “prima la malattia per me era un’ossessione”.

E c’era anche quella che, dopo aver riconosciuto e accettato che il suo mal di testa era un modo per sfuggire alle responsabilità della vita, si era finalmente lasciata andare e in breve tempo aveva trovato un compagno e avuto da lui un bellissimo bambino: “sono rinata” – è stato il suo commento finale – “ l’Universo ha iniziato a darmi una mano, le situazioni si appianavano, le soluzioni mi arrivavano senza fatica”.

Ripensando a questi percorsi di sviluppo personale, c’era un passaggio fondamentale che tutte queste donne avevano fatto, prima ancora di amare se stesse e di adottare un atteggiamento di sano egoismo: si erano rese conto di essere responsabili della loro vita.

Le ingiustizie avvengono perché non facciamo nulla per impedirle, ci ammaliamo perché non ci curiamo della nostra salute, siamo soli perché temiamo il contatto con gli altri, le disavventure ci perseguitano perché vediamo solo ciò che è negativo, le prepotenze ci opprimono perché ce le aspettiamo; e così via. E allora capiamo: gli eventi sfavorevoli sono in gran parte causati e fomentati dai nostri atteggiamenti, le forze avverse che ci stritolano sono le nostre stesse forze, che ora possiamo recuperare. Siamo noi i responsabili della nostra vita.

Piero Ferrucci

Il coraggio di incontrare i nostri limiti e saper vivere con leggerezza le nostre carenze era un tema caldo in particolare per chi aveva sofferto di mal di testa. C’era tanta voglia tra loro di scrollarsi i pesi di dosso, di lasciar andare, di leggerezza.

Fra tutti gli organi, la testa è quello che reagisce più rapidamente attraverso il dolore. Il suo dolore mostra che il nostro pensiero è sbagliato, che impostiamo i nostri ragionamenti in modo sbagliato, che perseguiamo mete discutibili. Fa capire che ci rompiamo la testa con complicazioni inutili cercando sicurezze che non esistono… La tensione si risolve unicamente con la distensione, ma si tratta soltanto di un altro modo di dire “cedere”. Quando la testa dà l’allarme attraverso il mal di testa è tempo di abbandonare il paraocchi dell’”Io voglio”, dell’orgoglio che induce a guardare sempre verso l’alto, della testardaggine e dell’ostinazione. È tempo di rivolgere lo sguardo verso il basso e di considerare le proprie radici.

Thorwald Dethlefsen, Rudiger Dahlke, Malattia e destino

A queste donne era stato utile lavorare sulla leggerezza, sul lasciar andare, sul recuperare la capacità di desiderare e di rendere concreti questi loro desideri attraverso le azioni.

Azioni che portano al cambiamento. Meno pensieri e più cuore.

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La magia di un bosco splendido e rigoglioso

Tutti i maestri dicono che il tesoro spirituale è una scoperta solitaria.

“Perché allora siamo insieme?” domandò uno dei discepoli al maestro sufi Nasrudin.

“Voi state insieme perché un bosco è sempre più forte di un albero solitario”, rispose Nasrudin.

Il bosco mantiene l’umidità dell’aria, resiste meglio alla tempesta, aiuta il suolo ad essere fertile, ma ciò che rende forte un albero è la sua radice. E la radice di una pianta non può aiutare nessun’altra pianta a crescere. Stare insieme nello stesso proposito, e lasciare che ciascuna cresca alla propria maniera, è questo il cammino di coloro che desiderano comunicare con Dio

Saggezza Sufi

Ognuno di noi è un meraviglioso, unico e insostituibile albero, chi quercia, chi pino, chi rovere, chi abete. Tutti noi siamo le nostre radici, la nostra storia che ci ha portati ad essere gli esseri che siamo.

Ognuno è il proprio tronco, come ci muoviamo nel mondo, nelle situazioni quotidiane con la linfa vitale che ci aiuta ad affrontare la vita con gioia serenità e amore, dentro di noi scorre un desiderio profondo di essere felici e di vivere la nostra esistenza al meglio delle nostre possibilità.

Ognuno di noi è la propria chioma folta, ricca di rami e di foglie che si protendono verso il cielo, verso il futuro che desideriamo, verso i sogni e i progetti che vogliamo realizzare.

Da piccola ghianda con un grande progetto di vita interiore siamo cresciuti e ci siamo sviluppati per realizzare il nostro progetto di Vita.

A volte i venti freddi scuotono i vari alberi dalla radice alla chioma, altre volte soffiano i venti caldi, e ancora le tempeste, il sole, la luce e il buio.

Ognuno di noi ha la forza per sopportare i cambiamenti e le intemperie che si possono incontrare, ognuno ha l’energia di continuare ad essere lo splendido albero che è, facendo germogliare e crescere ogni giorno il grande progetto di vita e di realizzazione che abbiamo dentro.

Quando gli alberi si riuniscono nasce la magia del bosco. Uno accanto all’altro, rispettando i propri spazi, il proprio essere; ognuno con le proprie radici, il proprio tronco, la propria chioma che si fondono in un tutt’uno.

Il bosco respira insieme in armonia, l’energia di ognuno passa nell’essere dell’altro, le radici si sfiorano, a volte si riconoscono, la linfa vitale scorre con maggiore intensità in ognuno; i sogni, i progetti si caricano di energia positiva che aiuta ognuno nel continuare con entusiasmo sempre nuovo il proprio percorso.

Quando arrivano le tempeste si è insieme e ci si supporta, ci si comprende ci si aiuta. Ii venti e le piogge scuotono i singoli alberi, ma essendo l’uno accanto all’altro si riesce a fronteggiare la tormenta con serenità grazie alla certezza che tutti noi siamo parte di un tutto.

Siamo insieme perché uniti dal sentimento più prezioso di tutti, l’amore. Amore sincero, puro, pulito che riesce a superare ogni ostacolo e difficoltà che la vita ci riserva.

L’amore e l’energia del bosco si alimentano continuamente e vengono distribuiti fuori dal bosco così che tanti altri boschi si stanno formando, nuovi alberi con i loro progetti nascono, crescono e si uniscono, nuovo ossigeno si forma e permette agli esseri sulla terra di respirare e pieni polmoni la Vita.

Con tutto il mio amore ringrazio uno ad uno gli alberi del bosco di cui faccio parte, vi ringrazio per lo scambio pulito e sincero, per la disponibilità, per l’apertura l’uno verso l’altro, per la gioia e l’entusiasmo nello stare insieme sempre con semplicità nel rispetto l’uno dell’altro.

Il bosco crescerà grazie alla crescita di ognuno nel proprio percorso di autorealizzazione.

Un abbraccio ad ognuno di voi e grazie di esserci! 

Con amore, Romina